I bastardi di Pizzofalcone

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A Napoli, al centro della città, nel territorio che va dai quartieri spagnoli all’aristocratico lungomare, c’è il commissariato di Pizzofalcone.
La questura ha deciso di chiuderlo dopo che alcuni agenti della squadra sono stati arrestati per un grave episodio di corruzione. Bisogna smaltire tutte le pratiche burocratiche rimaste in sospeso, archiviare fascicoli e svolgere il lavoro di ordinaria amministrazione nel quartiere. Solo pochi mesi fino alla chiusura e solo due poliziotti rimasti in organico non possono bastare, bisogna formare una squadra per sveltire il lavoro.
Alcuni dirigenti di altri commissariati in città colgono l’occasione per liberarsi di poliziotti scomodi, agenti che si sono resi responsabili di atti al limite del provvedimento disciplinare. Alla squadra raccogliticcia di poliziotti emarginati viene immediatamente affibbiato lo stesso soprannome che era stato dato ai quattro agenti che si erano resi responsabili dell’episodio che aveva gettato nel fango il commissariato: “I Bastardi di Pizzofalcone”.
Ma l’arrivo dell’ispettore Lojacono, acuto investigatore, uomo affascinante, di cui si dice che in passato abbia fornito informazioni alla mafia, capovolge le sorti di tutti “I Bastardi”.
Sono poliziotti, ma sono persone comuni con le loro gioie, le loro emozioni e passioni, rabbie e dolori, uomini e donne come lo sono gli assassini e i protagonisti dei casi su cui indagano.
Tutte storie ambientate in una Napoli fatta di “gente perbene”, lontana dalle violenze e dalle brutture della camorra. La Napoli degli antichi palazzi aristocratici e delle case modeste, quella di un popolo che fa di tutto per vivere onestamente. Ma la follia, la rabbia, il rancore, il desiderio di vendetta, la passione, fanno parte della vita. E a volte sono incontrollabili. Lo sa bene l’ispettore Lojacono che attraverso grande umanità ed empatia riesce a cogliere sfumature, non detti, esitazioni dei suoi sospettati, scoprendo insieme ai suoi colleghi, quasi sempre, la verità.